Educarsi allo stupore

Ognuno di noi possiede la capacità quasi innata di riconoscere i prodigi del creato e le sue bellezze. Le forme di espressione che l’uomo ha inventato per comunicare e condividere momenti di puro stupore sono tante; l’arte, la musica, la letteratura tra quelle che maggiormente costruiscono o influenzano modelli di pensiero e cultura. Ma questa capacità tutta umana ha radicamento in un’educazione antica che ci è tramandata attraverso generazioni come impressa nei codici di una memoria storica universale o nel nostro stesso DNA e si esprime nell’attitudine a prendersi cura della propria sensibilità.

Guardiamo i capolavori dell’arte e riconosciamo forme e colori che possiamo riformulare e trasformare in miriadi di variabili, riconvertire in suoni, farne musica e lo stesso quando ascoltiamo una sinfonia che traduciamo in colori e poi in parole e poi con le parole i suoni e i colori e altre forme e così via. In fondo questa capacità potrebbe essere il supplemento dei nostri sensi, quel sesto che ci permette di sentire tutto e l’unicità nel tutto, un senso che gode del privilegio di potersi affinare sempre più e divenire sempre più ricettivo e fecondo, e più diviene ricettivo e fecondo più diventa preciso per l’atto creativo, necessario alle nostre costruzioni espressive.

L’educazione del sesto senso non si apprende come una disciplina marziale, ma attraverso l’abbandono. Non ci sono costrizioni, ma piaceri. Non ci sono liste o comandamenti, solo curiosità. Non esistono traguardi, ma spostamenti dei propri orizzonti, in verticale se occorre.

Ogni giorno educhiamo la nostra sensibilità, a volte senza nemmeno accorgercene. Quando leggiamo libri che ci lasciano qualcosa. Quando restiamo per più di qualche secondo ad osservare un dipinto. Quando chiudiamo gli occhi ascoltando la nostra musica preferita dalle cuffiette.

La materia di cui è composta la meraviglia è la stessa che permette l’esistenza di tutte le cose e si esprime in una relazione che contempla un continuo scambio di energia; quando essa ci pervade ci riallinea con il respiro del cosmo e ci fermiamo per un istante perché in quell’istante stiamo respirando insieme a tutti gli abitanti della terra, insieme a tutta la materia del creato, insieme a tutto l’universo. Quell’istante è un miracolo che possiamo provocare ricordandoci semplicemente che stiamo vivendo. Fermi in continuo movimento.

Osvaldo Frasari